BERLUSCONI & LA VILLA AD ARCORE ( VILLA SAN MARTINO )
Giugno 27, 2008
Sento che sto per vomitare…
E’ incredibile, ma la responsabilità è di tutti che stiamo a tacere… se penso che nel 94 l’avevo visto come un vero importatore di uno stato finalmente liberale…
Stavo leggendo un libro sulla storia di Roma di Corrado Augias (I SEGRETI DI ROMA) quando ho letto questa storia, quella di un efferato delitto avvenuto nella capitale di cui si rese protagonista il marchese Camillo Casati Stampa, che si suicidò (http://www.numagazine.it/phpversion/viewarticolo.php?id=15) . Ciò che successe dopo ha dell’incredibile; la figlia del marchese, diventata orfana si trovò a fronteggiare un processo contro i familiari della moglie del marchese che volevano la parte di eredità e furono difesi dal giovane (allora) avvocato Previti; l’accusa infatti affermava che la moglie era morta pochi secondi dopo il marchese e che quindi anche loro avevano diritta ad una parte dell’eredità. L’autopsia affermò però il contrario e il povero Previti, in preda ad incredibili sensi di colpa si offrì come tutore legale della povera giovane. Visto quello che accadde e visti anche i tempi (non so se poi fosserò peggio di adesso) la poveretta scappò in brasile a vivere e nel 1974 il suo caro tutore legale la chiamò per telefono dicendole che c era un imprenditore disposto a comprare la sua villa per 500 milioni (di lire ovviamente)… Un vero affare visto che era una villa enorme con pinacoteca annessa (forse con quei soldi poteva comprarsi un quadro). Riporto quello che c è scritto su wikipedia :
“L’ultimo Casati-Stampa, il marchese Camillo, morì suicida a Roma, nel 1970, in una brutta storia che fece epoca nelle cronache del tempo. Ma oltre a dare motivo di chiacchiere alle gazzette, il marchese aveva lasciato una figlia minorenne, Annamaria Casati Stampa, e grandi sospesi con il fisco. L’ereditiera Annamaria, avendo nel frattempo lasciato l’Italia per il Brasile, su consiglio del suo pro-tutore, l’allora giovane avvocato Cesare Previti, accettò di vendere l’intera proprietà San Martino nel 1974 all’allora imprenditore edile Silvio Berlusconi (la villa, completa di pinacoteca, biblioteca di 10mila volumi – per curare i quali venne assunto come bibliotecario Marcello Dell’Utri – arredi e parco con scuderia in cui fu assunto come stalliere il pluricondannato per mafia Vittorio Mangano, era all’epoca valutata circa 1.700 milioni di lire[citazione necessaria]), in cambio della cifra, molto inferiore alla valutazione, di 500 milioni di lire [2] in titoli azionari (di società all’epoca non quotate in borsa), pagamento dilazionato nel tempo. L’ereditiera non riuscì a monetizzare, se non con un accordo con gli stessi Previti e Berlusconi, che li riacquistarono per 250 milioni, ossia la metà di quanto avrebbero dovuto valere[3].”. A chi pensa che sia tutta una cosa inventata sappia che tutto questo è riportato in un libro:
- Giovanni Ruggeri. Berlusconi. Gli affari del Presidente. Milano, Kaos, 1994, pp. 79-90
Una sentenza del Tribunale di Roma, nel 2000, ha assolto gli autori del libro “Gli affari del presidente”, che raccontava la storia della transazione[citazione necessaria].
All’inizio degli anni ‘80 (cioè 6 anni dopo) la proprietà fu valutata garanzia sufficiente ad erogare un prestito di 7,3 miliardi di lire[citazione necessaria
Pe coloro che pensano “toh, ecco un altro invidioso” queste sono le prove CONCRETE che possono mettere a tacere tutti quelli che danno come false queste notizie; e non si dica che è stata l’opposizione (che non esiste) con i suoi giudici perchè il nostro presidente è l’uomo più ricco d’italia e non certo perchè è un bravo imprenditore. Se qualcunoha notizie diverso, lo supplico di mandarmele, lo scongiuro, così almeno posso mettere a tacere la mia coscienza e pensare che questo uomo non è quello che molti (troppo pochi a dire il vero) dicono. Ma solo con dei fatti, perchè di parole, semplici parole ormai ne siamo pieni in tutti i campi.
A presto